PROTESTANTESIMO IN TV

Commenti alle trasmissioni televisive a cura di Giampiero COMOLLI

(scrittore e giornalista, membro della Chiesa valdese di Milano)

TRASMISSIONI 2010

10.01.2010 || 25.01.2010 || 22.02.2010 || 21.03.2010 || 04.04.2010 || 18.04.2010 ||

TRASMISSIONI 2009

29.11.2009 || 13.12.2009 || 17.12.2009 ||

 

Trasmissione del 18.04.2010 È

Finalmente si è potuta vedere la famosa trasmissione censurata del 17 febbraio! Davvero potente, carica di chiarezza, equilibrio e anche (malgrado tutto) speranza. Ottimo l'intervento introduttivo di Aquilante che con tono sobrio e fermo, senza reticenze, ma dicendo le cose come stanno, ha ricostruito la vicenda della censura: in questo modo è  riuscito a riattualizzare e ricontestualizzare la trasmissione, togliendo qualsiasi parvenza di prodotto datato.

   Paolo Naso ha presentato in modo drammatico e chiaro i fatti di Rosarno, ricostruendoli con sintetica efficacia, ma soprattutto riuscendo a dare un ritratto in forte chiaroscuro del dopo; un dopo tanto più interessante perché in genere i media, dopo il clamore iniziale, tendono invece a dimenticare in fretta le situazioni che fanno seguito a una tragedia. In questo caso invece una bella regia riusciva a restituire tutta la problematica, strana atmosfera che si è venuta a creare a Rosarno dopo gli incidenti. Bellissime le varie interviste a calabresi, immigrati, operatori umanitari (alcune di queste davvero commoventi). Sempre ottimi i commenti di Aquilante e impressionante la ripresa in cui lo si vede di spalle mentre guarda la "bonifica" della casa in cui vivevano gli immigrati. 

   La trasmissione di ieri acquistava ancora più efficacia, perché subito dopo il servizio su Rosarno, in modo molto diretto, senza alcun salto logico, ma come se si trattasse di una conseguenza giusta e inevitabile, si proseguiva con il servizio di Lucia Cuocci in difesa della Costituzione. Anche qui un servizio chiarissimo, con ottime ricostruzioni storiche e documentarie, e interviste di grande forza civile al magistrato Fassone e al pastore Becchino. Il modo in cui i due si alternavano era perfetto: l'uno per sottolineare i principi fondamentali della nostra Costituzione e i rischi di snaturamento cui oggi va incontro; l'altro per evidenziare il legame fa Costituzione, evangelismo italiano, principi protestanti. Splendida la scelta di chiudere con l'intervista a una ragazza impegnata nei Giovani per la Costituzione.

   Da entrambi i servizi, grazie anche al raccordo di Aquilante, emergeva in modo chiaro il rapporto diretto che si dà fra impegno civile e vocazione evangelica. Non emergeva infatti, a mio avviso, uno squilibrio fra dimensione politica e dimensione di fede: anche se si trattava di una trasmissione centrata su problematiche sociali e politiche, queste non fagocitavano, non lasciavano in secondo piano il compito primario della testimonianza cristiana. Anzi, la dimensione politica/sociale appariva invece perfettamente integrata nella  dimensione della fede e diretta conseguenza di questa. Com'è giusto che sia per una rubrica che si chiama Protestantesimo.

    Insomma, una delle trasmissioni meglio riuscite di Protestantesimo in quest'ultimo anno. Certo, sapere che sarebbe potuta e dovuta andare in onda prima, lascia un po' di amarezza. Ma anche così, con questo recupero, Protestantesimo ne esce a testa alta. Un grande complimento, e un grande grazie a Lucia, a Paolo, ad Aquilante e a tutti voi, per il vostro impegno!

   Giampiero          

 

Trasmissione del 04.04.2010 È

Mi è parsa complessivamente una trasmissione buona: molto ben riuscita l'idea di unire il discorso sulla Pasqua alla condizione dello straniero. Questa condizione è stata presentata in modo efficace, emotivo, coimvolgente: permetteva una forte identificazione, facendoci sentire tutti noi più vicini alla drammatica condizione di chi vive oggi da migrante nel nostro paese. Molto bravo Luca Baratto, molto diretto e preciso nei suoi discorsi sulla Pasqua; molto brava anche Elisa nelle letture della Bibbia; bella anche la vivacità e la varietà delle scene presentate, alternando pezzi di film a discorsi  e volti sia di migranti sia di italiani (incattiviti).  Ho trovato però un salto nel passaggio da questo discorso a quello sulla spiritualità pentecostale, attraverso la testimonianza della coppia di Palermo. Loro due mi sono piaciuti, presentavano molto bene l'intensità della fede pentecostale; molto ben riuscite erano anche le riprese durante il culto a Palermo. Ma che c'entrava tutto ciò con il discorso fatto subito prima, a proposito di Pasqua e migranti? Mi sarei aspettato che questo tema venisse ripreso anche nella parte dedicata ai pentecostali, invece niente. Il risultato era che questa seconda parte, per quanto ben riuscita, non c'entrava  con la prima: sembrava un secondo servizio insinuatosi per una svista nel servizio precedente. 

    Mi è piaciuto abbastanza anche il servizio  contro la privatizzazione dell'acqua. Solo che risultava decisamente troppo corto: faceva capire che tale privatizzazione è una brutta cosa e che ci si deve opporre, ma non riusciva a dire molto altro di più. Perché oggi la privatizzazione? Quali sono gli interessi in gioco? Di fronte alle condizioni disastrate degli acquedotti pubblici in tante parte d'Italia, perché il ricorso alla rivatizzazione rimane sbagliato e non è la risposta giusta? Ecco solo alcune delle domande che il servizio non affrontava adeguatamente, accennandovi solo di sfuggita. Insomma, l'argomento era importante, e il servizio partiva molto bene. Ma poi sembrava come interrotto a metà. Col risultato di dare l'impressione di un'occasione un po' sprecata. Comunque va bene anche così: in ogni caso, faceva capire che il problema c'è, e che bisogna mobilitarsi o continuare a opporsi.

   Un caro saluto, con la voglia di rivedervi alla trasmissione di domenica prossima!  

Giampiero

 

Trasmissione del 21.03.2010 È

  Vi scrivo molto di fretta perché ho pochissimo tempo. e mi scuso fin da subito per l'italiano zoppicante. 

Molto bello il servizio sulla Libertà religiosa e i cristiani in India. Gianna Urizio è riuscita a presentare molto bene il problema, sia ridimensionandolo, sia mettendo a fuoco gli interessi e le strumentalizzazioni politiche che in buona parte lo governano. Molto chiaro anche l'aver indicato nella realtà delle caste e nella miseria dei fuori casta il nodo irrisolto di tutta la faccenda. Belle le interviste sia in India che in Italia, belle le scene girate in India: davano una buona idea del mondo indiano e del cristianesimo in India.

    Molto  bello anche il servizio sulla croce Rossa di Henry Dunant. E' stato importante ricostruire una storia (quella della Croce Rossa) e una figura (quella del fondatore) di cui credo si sappia poco o nulla. La parte meglio riuscita è stata quella girata al museo della Croce Rossa di Solferino. Un po' troppo statica l'intervista a Gianpiccoli. Ma qui secondo me il servizio ha un po' sofferto per troppe tematiche che inevitabilmente sono venute a sovrapporsi: l'origine della Croce Rossa, la biografia di Dunant, il libro di Gianpiccoli.  Molte problematiche sono rimaste troppo sullo sfondo: come si è arrivati a dare il Nobel per la pace a Dunant se questo era stato nei suoi ultimi anni così emarginato? E perché era finito così ai margini? Per colpa di chi? Ma era inevitabile, credo, lasciare tanti interrogativi senza risposta perché l'argomento è troppo vasto. L'importante era raccontare l'origine della Croce Rossa e e delineare la figura del suo fondatore: e questo obiettivo il servizio l'ha raggiunto.

   Non mi è piaciuto invece il servizio su Benedetto XVI in visita alla chiesa luterana di Roma. Aveva un tono troppo celebrativo, agiografico e inevitabilmente reticente. E' vero che nel servizio si accennava a qualche ostacolo sul cammino ecumenico, ma in modo troppo elusivo e minimizzante. Se poi si pensa a tutti i problemi che oggi investono la figura stessa del papa, e per di più i suoi rapporti utimamente divenuti drammaticamente difficili con la Germania, un servizio come questo - che di tutti questi problemi non diceva nulla - finiva per comunicare qualcosa di falso, di finto, di stonato. Oppure faceva pensare a  un servizio concepito come un atto dovuto, che non si poteva non fare per questioni di diplomazia. Cosa che però non ne attenua, almeno ai miei occhi, il giudizio sostanzialmente negativo. 

    Un saluto affettuoso a tutti voi e alla prossima! 

   Giampiero Comolli        

 

Trasmissione del 22.02.2010  È

  la trasmissione di ieri soffriva davvero per l'abolizione forzat del servizio su Rosarno, che si intuiva doveva essere molto bello.

   A me è parso valido l'editoriale di Aquilante: equilibrato, sobrio, tranquillo, ma anche deciso nell'affermare i valori della libertà e nel connettere la questione della fede con l'attenzione a quanto accade nel mondo, compresi ovviamente i migranti. Di fatto un editoriale dal chiaro valore politico, pur nel rispetto della legge. Senza che ci fosse una denuncia aggressiva della legge in questione, senza che venisse sventolata polemicamente la parola "censura",  si faceva in ogni caso  capire bene quanto il rispetto di tale legge avesse colpito protestantesimo in un punto essenziale della sua missione.

   Proprio perché venuto subito dopo l'editoriale di Aquilante, il servizio "Vi racconto una storia" di Paolo Emilio con il pastore pentecostale Romolo Ricciardiello finiva inevitabilmente per assumere una connotazione di riempitivo, di sostitutivo. Era un servizio sobrio, tranquillo, ben fatto, con un pastore che esponeva abbastanza bene la sua storia e la spiritualità pentecostale. Il tutto però senza punte forti, senza nulla di memorabile e incisivo. Comunque si sarebbe potuto apprezzare sicuramente di più questo servizio, se non ci fosse stata la faccenda della "censura". Invece, con il pensiero del mancato servizio di Rosarno in testa, il servizio di Paolo Emilio Landi, non certo per colpa sua, finiva per sbiadire e assumere un tono un pochino deprimente. Peccato, perché inserito in un altro contesto  lo si sarebbe senz'altro apprezzato di più.

   Molto bello e teso il servizio di Lucia sullo Zimbabwe e sul pastore battista: girato benissimo, con immagini forti che rimangono in mente e colpiscono il cuore. Commovente, sincera, autentica la figura del pastore, così capace di esporre la sua missione, il dramma del paese e anche i suoi drammi personali. Il tutto senza finzioni, ma con molta forza e sincerità. Bella anche la scena dell'incontro con Anna Maffei e la gratitudine manifestata per gli aiuti ricevuti. Interessante anche la dichiarazione del pastore sul fatto di essere stati aiutati a prendere coscienza della questione ambientale. Malgrado la difficoltà dello Zimbabbwe il servizio lasciava nello spettatore un senso evangelico di speranza e di concretezza. Complimenti a Lucia.

   L'Evangelo secondo Schubert mi fa sempre lo stesso effetto: una cosa carina, gradevole ma anche piuttosto inconsistente. Da un lato lui mi è simpatico e mi fa piacere vederlo mente disegna e commenta. Dall'altro mi fa un po' cascare le braccia per un vago senso di noia e ripetitività.

    Con il rammarico per queste norme che colpiscono Protestantesimo proprio nella sua specificità e nella sua missione, e nella speranza che tutta questa faccenda si risolva senza strascichi, vi saluto caramente

   Giampiero      

 

Trasmissione del 25.01.2010 È

Proprio bella la puntata di domenica scorsa! Vivace, ricca di temi e proposte, simpatica e profonda.

Ottimo l'editoriale di Ferrario sull'ecumenismo: una giusta dose di ricostruzione storica, di critiche (chiare, non rabbiose, ma neanche edulcorate) nei confronti di chi oggi sull'ecumenismo frena e di apertura alla speranza.

    Il serivizio sui rom ospitati nella chiesa di Firenze era molto importante; giusto farlo in modo tempestivo; toccanti e drammatiche le immagini; un chiaro esempio di doverosa ospitalità nel nome dell'Evangelo, ma anche di accusa nei confronti di una società sempre più xenofoba e inospitale. Questa parte sui rom però è risultata nel suo complesso troppo penalizzata dalla brevità: mancavano troppe informazioni su una vicenda che, per la sua complessità, avrebbe meritato spazio ben maggiore. Non si capiva bene, ad esempio, che facevano questi rom durante il giorno; che accadeva la domenica durante il culto, e soprattutto quali prospettive si aprono adesso per loro; una simile ospitalità quanto potrà durare? E il futuro di questa comunità di nomadi quale potrà essere? Li si potrà seguire, aiutare anche in seguito? E la città di Firenze, la curia, e le autorità municipali come hanno reagito al gesto delle chiese evangeliche? Tutte domande molto importanti che rimanevano in sospeso. Si aveva l'impressione, di conseguenza, di una certa confusione e che il tutto fosse stato girato in gran fretta, data l'urgenza del tema. Ma data appunto l'urgenza, penso che andasse bene così: meglio far qualcosa di affrettato subito, che non dire nulla.

   Molto bella e interessante la parte su Ferrara e la resistenza. Bellissima anche la regia con alternanza di interviste, giri per la città e spezzoni del film di Vancini. Molto ben riusito il dialogo con Paolo Fabbri: oltretutto il suo libro è davvero interessante e sono contento che ne abbiate parlato. Anche qui però ho avuto l'impressione che si trattasse di un pezzo tagliato e accorciato per fare spazio ad altro: si capiva molto bene che Fabbri aveva dell'altro da dire che è stato poi omesso; e anche sulla comunità ebraica di Ferrara avrei voluto sapere e sentire qualcosa di più: si diceva che delle quattro sinagoghe una sola è rimasta; ma non si diceva quanti sono oggi gli ebrei a Ferrara e soprattutto non si dava loro mai la parola: su un argmento del genere, una voce ebraica ci sarebbe proprio voluta e se ne sentiva la mancanza.

   Divertente e simpatica la chiusa sull'ecumenismo e l'hockey in Val Pellice. Un modo  originale per dare un tocco di leggerezza a una tematica, l'ecu,menismo, vissuta spesso in modo grave e non gioioso: senza peccare di superficialità il pezzo di Davite faceva da contraltare divertente al serio editoriale di Ferrario. Col risultato che tutta la trasmissione si arricchiva di tante belle sfaccettature.

   Per questo, appunto, posso dire che è stata una trasmissione nel suo comlplesso molto ricca e variegata, solo un po' troppo compressa nel breve spazio di mezz'ora. Un saluto affettuoso

Giampiero Comolli

 

Trasmissione del 10.01.2010  È

Molto bello, chiaro, incisivo l'editoriale di Luca Negro sull'ambiente: poche parole in cui si diceva in modo forte e pacato tutto quello che era giusto dire.

  Bella, simpatica, commovente e a tratti anche divertrente la parte sul pasto caldo offerto a San Salvario dall'Esercito della Salvezza. Interessate il piccolo reportage con visita alla mensa, chiara l'intervista al maggiore dell'Esercito, in cui si spiegava, brevemente ma bene, la nascita dell'Esercito della Salvezza e il suo compito. Rimane un punto critico: la giornalista, peraltro brava, ha insistito più volte sul chiedersi come mai questa organizzazione protestante sia strutturata proprio come un esercito, con uniformi, gradi ecc. Ma poi, una volta arrivati al dunque su questa questione si veniva solo a sapere che il grado di maggiore corrisponde alla funzione di pastore; dopodiché si passava ad altro. Ma allora perché sollevare prima l'interrogativo, peraltro legittimo, sulle uniformi?  Perché non dire che il fondatore Booth volle copiare l'organizzazione dell'esercito britannico, non perché fosse un militarista ma perché aveva bisogno di una struttura efficace ed efficiente per portare meglio a termine la sua missione? Alla fine di questo servizio rimaneva quindi un importante buco informativo e una curiosità insoddisfatta da parte dello spettatore. Tanto valeva, a quel punto, non sollevare nemmeno la questione dell'uniforme e dei gradi e concentrarsi sul resto, che era spiegato bene.

    Commovente e bella la storia di Polly Stottard e della sua povera figlia; bellissimi i disegni e i commenti ad essi da parte della madre; molto bella e importante la berve parte legata alla onlus Oz in cui si spiega bene come ci si possa prendere cura di bambini gravemente malati e sostenere le loro famiglie. Anche qui però ho notato dei gravi buchi informativi nel racconto della storia stessa: tutto sembrava ruotare solo sul rapporto madre-figlia, come si il padre non esistesse nemmeno. Salvo poi venire a sapere in ultimo che un padre esisteva dal momento che Polly pronuncia di sfuggita la parola "mio marito". In una storia così grave, però, non dire quasi nulla del marito fa proprio un brutto effetto: fa pensare che il marito si sia defilato, si sia comportato malissimo, ed è questo un sospetto che non si deve alimentare. Non si può cioè  far sorgere nello spettatore il timore che ci sia in questa storia  un lato oscuro da non dire. Anche perché non è affatto detto che questo lato oscuro ci sia davvero. Bisognava dunque dire comunque  qualcosa di chiaro al riguardo; altrimenti si finisce per fare involontariamente opera di reticenza. La confusione sulla famiglia di Polly era poi aumentata dal fatto che, sempre e solo di sfuggita, si veniva a sapere che della bambina erano stati celebrati un funerale cattolico e uno valdese. Ma come, ma perchè? Che significa questo? Perché non si è data una chiara spiegazione al riguardo? E' qualcosa che ci si è semplicemente dimenticati di dire perché non c'era tempo, o si tratta davvero di una "brutta storia" all'interno di una bella e triste storia? Su questioni così gravi e profonde, secondo me, non si può lasciare delle parti in ombra, non si può adombrare, accennare e poi non chiarire. Per il resto, comunque, Polly mi è parsa una madre straordinaria, e l'intervista è stata condotta in modo molto umano da Paolo Emilio.

   Un caro saluto e un grazie. Alla prossima!

Giampiero Comolli

 

 

Trasmissione del 17/12/2009 È

interessante al trasmissione di ieri su Haendel. Molto belli e affascinanti  i pezzi  eseguiti, molto chiare le interviste al vivace e preciso musicologo Barbieri come pure quella a Gianni Long. Ne è risultata una puntata coinvolgente e chiara dal punto di vista musicale. In altri termini si è trattato di un servizio sulla musica di Haendel, più che su di lui come artista. E' vero che di Haendel non si sa molto, ma nella trasmissione di lui come persona (non come musicista) non si diceva praticamente nulla. Il risultato è che è mancato, o è risultato comunque molto carente, un ritratto di Haendel come personaggio, mentre qualcosa in più sui di lui forse sarebbe stato meglio dire (bastava andare sul sito www.haendel.it per scoprire una quantità di aneddoti sufficienti per delineare un ritratto affascinante). E' questa un'impostazione che avevo già notato nella trasmissione su Mendelssohn: anche in quel caso la figura di Mendelssohn come persona era pressoché assente, mentre si diceva tanto, e anche in modo molto bello, sulla sua opera musicale. Questa impostazione per cui si parla dell'opera musicale di un musicista, lasciando in ombra la figura del musicista stesso, mi lascia qualche perplessità. Mi sembra un'impostazione adatta agli appassionati di musica  classica, che già conoscono gli autori di cui si parla. Ma temo che per i profani il tutto risulti un po' difficile: manca infatti quella possibilità di immedesimazione con la figura dell'autore il quale non riesce a emergere come personaggio affascinante ma solo come autore delle opere. In ogni caso, dal punto di vista musicale, il risultato di questa impostazione mi sembra molto positivo.

Grazie di cuore per il vostro lavoro e un caldo augurio di buon anno a tutti voi!

   Giampiero 

 

Trasmissione del 13/12/2009 È

Molto interessante e ben riuscita l'intervista al presidente Scalfaro che con grande lucidità e onestà ha detto cose importanti e giuste sulla libertà religiosa, sui protestanti, sulla democrazia. Mi è parso molto lucido malgrado l'età. Paolo Emilio all'inizio era forse un po' ingessato, forse anche penalizzato dal fatto di dover stare su una sedia davanti al presidente sul sofà, poi però ha assunto una impostazione più vivace e colloquiale che ha sciolto la rigidità iniziale.

    Il servizio sull'assemblea della FCEI andava abbastanza bene, ma mi è parso un pezzo più istituzionale e informativo, forse con un'impostazione un po' troppo di servizio, poco coinvolgente. Non si diceva nulla sul presidente uscente e questo suonava un po' strano. Mi sarebbe parso più naturale e più bello sentire due parole anche da Maselli, così da dare un'idea di continuità con la nuova presidenza. Sicuramente brava la Tommassone.

   Abbastanza bene il pezzo sull'IRC. Le interviste erano buone, soprattutto quella a Brunetto (molto bravo, chiaro) a Ermanno Genre e alla preside (troppo rigido e sulla difensiva mi è parso invece il preside). Il problema dell'IRC emergeva con tutte le sue ambiguità e negatività; era chiara la necessità di proporre come alternativa un insegnamento laico del fatto religioso; veniva denunciato in modo abbastanza netto anche la difficoltà di attuare nel contesto italiano un'alternativa di questo genere, per quanto giusta e opportuna essa possa essere. Tuttavia mancava qualcosa: sono stati interpellati solo personaggi ufficiali (presidi, intellettuali), che hanno fatto discorsi giusti ma diciamo così dall'alto della loro posizione. E' mancata a mio avviso la voce degli studenti (ed eventualmente anche quella degli insegnanti cattolici di religione). Era molto interessante venire a sapere che anche molti studenti stranieri non cattolici frequentano l'IRC; ma io a a questo punto avrei voluto sentirli parlare direttamente: si sarebbe dovuto chiedere a loro se l'IRC gli piace, se dà loro qualcosa e cosa. Parimenti era interessante venire a sapere che molti insegnanti di religione tengono lezioni non tanto di dottrina cattolica quanto di morale; ma sarebbe stato interessate chiedere a loro: perché lo fanno? Come vivono la loro condizione? Come valuterebbero l'eventualità di vedere affiancato al loro corso anche quello di un insegnamento laico del fatto religioso? Mancando la voce degli opratori sul campo e soprattutto quella degli studenti, il tutto risultava un po' distanziante, un po' freddo, non del tutto coinvolgente.

 

Trasmissione del 29/11/2009 È

Una bellissima puntata quella dedicata interamente all'impegno dlele chiese battiste italiane in Zimbabwe. Molto suggestiva la regia, che riusciva a mostrare, in modo umano e coinvolgente, ma senza patetismi, tutto il dramma di questo disgraziato paese. Molto chiara anche la presentazione storico-geografica, davvero toccanti le interviste sia ai pastori sia ai membri di chiesa, per la chiarezza dei loro discorsi ma prima ancora per la loro umanità; impressionante e commovente il discorso della povera madre malata di Aids. Molto chiaro e importante appariva l'impegno dlle chiese battiste italiane, con una bella presenza di Anna Maffei, che comunicava entusiasmo e partecipazione, in modo comunque sempre misurato. Alla fine della trasmissione due messaggi importanti emergevano: quanto la fede cristiana possa essere importante anche per non cadere nella disperazione; e quanto sia fondamentale, vitale, per i poveri dello Zimbabwe sapere di non essere soli e dimenticati, ma sentirsi invece coinvolti in un progetto comune: per quanto piccolo sia l'aiuto che ricevono, esso si rivela importantissimo per ritrovare la speranza. Se la trasmissione è riuscita è anche perché alla fine quest'ultimo messaggio emergeva con forza, facendo sì che lo spettatore non si limitasse a prendere atto di una tragedia lontana, ma si sentisse coinvolto, partecipe, chiamato a responsabilizzarsi, a interrogarsi su cosa possa fare eventualmente anche lui per questo paese o per altre simili situazioni di sofferenza.

     Dovendo proprio trovare una lacuna in questo bellissimo servizio, potrei dire che avrei voluto sapere qualcosa di più sulla comunità bianca del paese: che fine ha fatto? Prima era talmente potente da poter governare in regime di apartheid. E ora dove sono finiti i bianchi? Non contano più nulla? Sono fuggiti? Come mai qui non è avvenuto quel processo di riconciliazione che è stato così importante in Sud Africa? E come è stato possibile un simile tracollo nel passaggio dall'apartheid al regime di Mugabe? Sono domande che emergono inevitabili di fronte alla disgregazione di questo paese, così spaventosa che si vorrebbe capire di più sulle cause che l'hanno determinata. A questo riguardo la trasmissione diceva troppo poco, come se tutta la tragedia fosse colpa sostanzialmente del solo Mugabe.     Comunque complimenti a tutti! Un saluto affettuoso

 

 

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